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L'iniziazione. Dieci lezioni su nascere e morire

By: Language: it Publication details: Milano, Vita e pensiero, 2022Description: pp. 200Subject(s): Summary: Dall’interno del grembo del nostro concepimento, il mondo nel quale ci apprestiamo a venire alla luce è totalmente inimmaginabile. Ci saremmo figurati, se avessimo avuto la coscienza che abbiamo ora, il mondo che si è aperto con il primo respiro? No di certo. Eppure era lì. Come ci siamo assuefatti all’idea che, dopo l’ultimo respiro, la vita di io/noi possa finire nello scarico del lavandino cosmico delle supernove e dei buchi neri? La centralità moderna del soggetto ha sigillato la dignità di ogni singolo venire al mondo: umani si nasce. Tale conquista, però, non ha spostato di un millimetro la nostra resa all’insignificanza della destinazione di questo nascere: l’umano è un effetto senza causa adeguata – praticamente un miracolo – ma la sua morte azzera tutto. Insomma, si nasce per niente. Non abbiamo il coraggio di dirlo ai figli, ma ci siamo convinti, dati scientifici alla mano, che il passaggio della nascita non si ripeterà in nessun altro modo. Eppure, nemmeno l’astrofisica, oggi, lo giurerebbe in tribunale. I segnali più antichi dell’ominizzazione della vita della coscienza coincidono con la ritualizzazione della morte come passaggio: come se lo sapessimo da sempre. Il cristianesimo, poi, ha introdotto la generazione e la risurrezione nell’intimità dell’essere divino, aprendovi la destinazione per un’umanità imperfetta. Impensabile anche per la religione più alta: eppure la fede cristiana non si muove da lì. Credenti o non credenti, quanti siamo, abbiamo forse dilapidato l’eredità migliore della nostra storia? La nostra assuefazione al carattere incidentale e casuale del nascere e del morire ha inaugurato l’epoca della grande anestesia dell’iniziazione alla vita che non muore. L’ottusità affettiva della nostra economia di sopravvivenza è forse dotazione perfetta per le macchine intelligenti, di certo non per noi. Si può invertire la tendenza e restituire alla vita il suo senso di iniziazione a un futuro che ne riscatta il senso e ne compie le promesse?
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persona, nascita, morte, filosofia, teologia, atteggiamenti-verso-morte, psicoanalisi, religione

Dall’interno del grembo del nostro concepimento, il mondo nel quale ci apprestiamo a venire alla luce è totalmente inimmaginabile. Ci saremmo figurati, se avessimo avuto la coscienza che abbiamo ora, il mondo che si è aperto con il primo respiro? No di certo. Eppure era lì. Come ci siamo assuefatti all’idea che, dopo l’ultimo respiro, la vita di io/noi possa finire nello scarico del lavandino cosmico delle supernove e dei buchi neri?
La centralità moderna del soggetto ha sigillato la dignità di ogni singolo venire al mondo: umani si nasce. Tale conquista, però, non ha spostato di un millimetro la nostra resa all’insignificanza della destinazione di questo nascere: l’umano è un effetto senza causa adeguata – praticamente un miracolo – ma la sua morte azzera tutto. Insomma, si nasce per niente. Non abbiamo il coraggio di dirlo ai figli, ma ci siamo convinti, dati scientifici alla mano, che il passaggio della nascita non si ripeterà in nessun altro modo. Eppure, nemmeno l’astrofisica, oggi, lo giurerebbe in tribunale. I segnali più antichi dell’ominizzazione della vita della coscienza coincidono con la ritualizzazione della morte come passaggio: come se lo sapessimo da sempre. Il cristianesimo, poi, ha introdotto la generazione e la risurrezione nell’intimità dell’essere divino, aprendovi la destinazione per un’umanità imperfetta. Impensabile anche per la religione più alta: eppure la fede cristiana non si muove da lì. Credenti o non credenti, quanti siamo, abbiamo forse dilapidato l’eredità migliore della nostra storia?
La nostra assuefazione al carattere incidentale e casuale del nascere e del morire ha inaugurato l’epoca della grande anestesia dell’iniziazione alla vita che non muore. L’ottusità affettiva della nostra economia di sopravvivenza è forse dotazione perfetta per le macchine intelligenti, di certo non per noi. Si può invertire la tendenza e restituire alla vita il suo senso di iniziazione a un futuro che ne riscatta il senso e ne compie le promesse?

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